Elena d'Orléans duchessa d'Aosta (dettaglio)
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Scheda Opera

Elena d’Orleans, l’avventurosa vita della duchessa d’Aosta

Famiglia

Elena d’Orléans (1871-1951) era la terza di otto figli nati da Filippo d’Orléans, conte di Parigi e pretendente orleanista al trono francese, e da sua moglie Maria-Isabella d’Orléans, Infanta di Spagna.

Sua nonna materna era Luisa Ferdinanda di Borbone-Spagna, sorella minore di Isabella II di Spagna, mentre i suoi bisnonni (sia lato materno che paterno) erano gli ultimi re dei Francesi: Luigi Filippo di Francia e Maria Amalia di Borbone-Napoli.

Elena veniva descritta come una fanciulla seria e riflessiva, parlava un inglese perfetto e altre tre lingue, grande appassionata di materie umanistiche. Fisicamente era alta e magra, occhi chiari, capelli biondo rossiccio. Elena appariva raffinata ed elegante ma anche sportiva e spigliata. Era “la personificazione della salute e della bellezza femminile, distinta come atleta aggraziata e linguista affascinante“.

Come i suoi due fratelli maggiori, Elena era nata in esilio a York House, Twickenham, poco prima dell’abrogazione della legge di esilio contro la dinastia. Alla fine di giugno del 1871 poterono rientrare in Francia.

Tuttavia, i festeggiamenti a Parigi nella primavera del 1886 che precedettero il matrimonio a Lisbona della sorella maggiore di Elena, Amelia, con il principe reale del Portogallo, suscitarono espressioni così chiare di sostegno monarchico alla Casa d’Orléans che il 22 luglio la Repubblica francese prese la precauzione di bandire dal Paese i capi delle antiche dinastie regnanti di Francia, gli Orléans e i Bonaparte.

Quasi tutti gli Orléans lasciarono immediatamente la Francia: Elena e i suoi genitori andarono in Inghilterra poi in Scozia. Infine, nel 1890 si trasferirono a Stowe House, a Buckingham, in Inghilterra.

L’amore per il duca di Clarence

La maggior parte dei fratelli di Elena si era sposata bene, tra cui Amelia, regina del Portogallo, Filippo, duca d’Orléans (che sposò l’arciduchessa Maria Dorotea d’Austria) e Isabella, duchessa di Guisa. I genitori di Elena speravano che avrebbe sposato un erede al trono. Queste speranze erano alimentate dal fatto che Elena era considerata una grande bellezza per l’epoca.

Il principe Alberto Vittorio, duca di Clarence e Avondale (che veniva chiamato in famiglia “Eddy”) era il figlio maggiore del futuro Edoardo VII e nipote della regina Vittoria allora regnante. Durante la primavera e l’estate del 1890, Eddy ed Elena poterono fare conoscenza a casa della sorella del duca di Clarence, la Principessa Luisa, Duchessa di Fife e, con l’incoraggiamento delle rispettive madri, Elena ed Eddy si innamorarono.

Il 29 agosto, il duca di Clarence ottenne il permesso di incontrarsi da solo con la nonna al castello di Balmoral, in Scozia, e portò con sé Elena. Il matrimonio con una cattolica romana avrebbe comportato la decadenza costituzionale della pretesa di Eddy al trono britannico, in base all’Act of Settlement, ma Elena si offrì di diventare anglicana. Quando la Regina Vittoria espresse sorpresa per questa offerta, Elena pianse e insistette che voleva farlo per amore.
Commossa dalla disperata richiesta di aiuto della coppia, Vittoria accettò di sostenerli, ma avvertì che, secondo lei, c’erano molti ostacoli che avrebbero reso improbabile il successo. Tra questi, la previsione che il padre di Elena non avrebbe acconsentito al cambiamento di fede della figlia.
Il duca di Clarence si offrì di rinunciare ai suoi diritti di successione se necessario, scrivendo al fratello: “Non hai idea di quanto io ami questa dolce ragazza ora e sento che non potrei mai essere felice senza di lei“.

I timori della Regina Vittoria di un’opposizione insormontabile da più parti si rivelarono esatti. Il suo primo ministro, Lord Salisbury, il 9 settembre espresse per iscritto alla Regina le sue obiezioni all’alleanza. Il padre di Elena si rifiutò di accettare il matrimonio, fu irremovibile e informò la Regina della sua decisione. Tuttavia, concesse a Elena il permesso di chiedere personalmente a Papa Leone XIII una dispensa per sposare il duca di Clarence ma il Papa confermò il verdetto del padre e il corteggiamento finì.

Eddy non riuscì mai a superare i suoi sentimenti per Elena e la loro relazione è commemorata sulla sua tomba al Castello di Windsor da una corona di perline con la sola parola “Helene” scritta sopra. Il destino volle che il duca di Clarence non divenisse mai re perché, poco dopo il suo fidanzamento con la principessa Maria di Teck (che sposerà poi il futuro Giorgio V, fratello di Eddy), morì di influenza nel 1892.

Altri potenziali pretendenti

Pur riconoscendo nel suo diario il desiderio dei genitori di un’alleanza francese, il futuro zar Nicola II di Russia (cugino di primo grado del duca di Clarence) non perseguì mai la loro scelta, un matrimonio con Elena d’Orléans, poiché era già innamorato di Alice d’Assia e ottenne il loro permesso di sposarla nel 1894.

Nel 1892, mentre viaggiava in Egitto con il fratello Filippo, Elena conobbe Ernst Gunther, duca di Schleswig-Holstein, che decise di sposarla, con grande disappunto della sorella, l’imperatrice tedesca Augusta Vittoria. Le pressioni diplomatiche tedesche misero fine alle speranze di Ernst Gunther, probabilmente infruttuose in ogni caso, dato che Elena non mostrò alcun interesse per le sue avances.

In seguito, i membri della famiglia spinsero per un matrimonio con l’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria. Sebbene l’imperatore Francesco Giuseppe non fosse favorevole all’unione, disse che non si sarebbe opposto, e lo stesso Francesco Ferdinando non disse di no ma rimandò la decisione. Nel frattempo, conobbe la sua futura moglie, la contessa Sofia Chotek e non prese più in considerazione Elena.

Matrimonio e rapporto con i Savoia

Il destino stava portando Elena in direzione dell’Italia perché nel 1893 conobbe a Londra il Principe Emanuele Filiberto di Savoia, Duca d’Aosta, all’epoca secondo in linea di successione al trono italiano.

Elena, così raffinata e vivace, si innamora dell’eleganza e delle galanterie del duca, che sposerà il 25 giugno 1895 a Londra, in presenza del principe ereditario Vittorio Emanuele d’Italia, del principe e la principessa di Galles e altri membri della famiglia reale britannica.

In Italia Elena arriva come una regina e ottiene subito un grande successo mondano, nonostante il matrimonio non fosse particolarmente ben visto in casa Savoia. “È alta, troppo alta” scrive Vittorio Emanuele. La stessa regina Margherita non ha grandi simpatie per la nuova duchessa d’Aosta.

Nel 1898 e nel 1900 Elena darà alla luce due maschi, Amedeo e Aimone e la duchessa, di certo ambiziosa, sperò sicuramente nel trono per il primogenito, visto che all’inizio del loro matrimonio Vittorio Emanuele ed Elena del Montenegro non ebbero figli. La speranza della duchessa d’Aosta terminò nel 1904, con la nascita del principe ereditario Umberto.

E’ vero che come gli Aosta erano molto raffinati, non si poteva dire lo stesso della coppia reale Savoia però non è lusinghiero che Elena chiamasse la Regina Elena “Ma cousine la bergere – mia cugina la pastorella“!

I duchi d’Aosta vissero inizialmente a Torino poi dal 1905 a Napoli, nella reggia di Capodimonte, la cui corte rivaleggiò con la corte reale dei Savoia. I coniugi influenzarono la vita culturale ed intellettuale partenopea. Elena si occupava di beneficenza ed era considerata la regina di Napoli.

Avventure intorno al mondo

Elena fu una donna moderna, spigliata e avventurosa. Già nel 1892 si era recata con il fratello Filippo in Egitto e Palestina, il primo di molti viaggi fuori dall’Europa.

Con l’inizio delle incrinature nel suo matrimonio con il duca d’Aosta (i due rimasero sposati ma dal 1902 “concordarono” di essere una coppia aperta), Elena iniziò a compiere frequenti viaggi in Africa, che duravano fino a dieci mesi alla volta.

Percorse il Nilo, il Congo, gran parte dell’Africa orientale e attraversò il Sahara. Durante questi viaggi divenne nota come cacciatrice di grossi animali, una reputazione rafforzata dagli articoli che scrisse per l’Harper’s Weekly e, in seguito, dai libri di viaggio, illustrati con le fotografie da lei scattate.

Nel 1913-1914 Elena intraprese un viaggio intorno al mondo che riportò in un altro libro di viaggio.

Infermiera di guerra

Allo scoppio della guerra italo-turca, l’instancabile Elena si forma come infermiera e sale a bordo della nave ospedale Menfi, dove si prende cura dei soldati feriti e dei malati.

Durante la Prima Guerra Mondiale, Elena divenne capo delle infermiere della Croce Rossa Italiana e trascorse gran parte del suo tempo in prima linea o vicino ad essa. È ricordata per aver migliorato notevolmente le condizioni sanitarie degli ospedali militari e per aver elevato e professionalizzato il ruolo delle infermiere.

Per il suo servizio, la duchessa d’Aosta fu insignita della Medaglia d’argento italiana al valore, della Croce Regina Maria rumena, della Croix de Guerre francese e delle Insegne di Dama Gran Croce dell’Ordine dell’Impero Britannico. Il suo diario di guerra fu poi pubblicato con un’introduzione di Benito Mussolini per aiutare la Croce Rossa Italiana.

Esperienza che il vate Gabriele D’Annunzio riporterà nella sua “Canzone per Elena di Francia”: “…all’orlo della benda che lo fascia, un viso d’oro si china verso la sua guancia, un viso d’oro come il Fiordaliso. Sii benedetta, o Elena di Francia…”.

Ultimi anni e morte

Elena rimase vedova nel 1931 e, nel 1936, si sposò una seconda volta con il colonnello Otto Campini, di vent’anni più giovane di lei.

Nonostante la grande stima di cui godeva, soprattutto per le attività di beneficenza, per la devozione religiosa e le opere di carità, c’era un’ombra sulla sua figura, il suo sostegno convinto al fascismo. D’altra parte, ambiziosa com’era, desiderava ruoli importanti per i suoi figli, così Amedeo fu nominato vicerè d’Etiopia nel 1937, e Aimone, re di Croazia, nel 1941.

Triste fine, però, per questi figli, che morirono entrambi prima della loro madre: Amedeo morì di malaria in Kenia nel 1942, Aimone era in esilio in Sudamerica quando morì di infarto nel 1948 (quest’ultimo aveva avuto un figlio maschio dal matrimonio con Irene di Grecia, Amedeo, papà dell’attuale capostipite dei Savoia-Aosta, il principe Aimone).

La fine della Seconda guerra mondiale fu anche la fine della monarchia in Italia e così, dopo la proclamazione della Repubblica, il 2 giugno 1946, Elena si ritirò nella residenza di Capodimonte, unica autorizzata dal governo italiano a rimanere in Italia. Celebre, a questo proposito, la risposta a Umberto II quando chiese alla sua famiglia di lasciare l’Italia: “Sire, sono diventata italiana e resto in Italia”.

La duchessa d’Aosta aveva un amore speciale per Napoli. Nel 1947 donò la sua intera biblioteca, composta da circa 11.000 volumi, alla Biblioteca Nazionale di Napoli.

Il 20 gennaio 1951 alle ore 23.15 Elena d’Orléans muore a Castellammare di Stabia, colpita da una trombosi cerebrale. Secondo il suo volere, il funerale fu semplice, senza fiori, volle solo che sulla bara fosse posto il Tricolore con lo scudo sabaudo. Elena riposa nella Basilica dell’Incoronata Madre del Buon Consiglio a Capodimonte.

 

Suggerimenti di lettura

Camillo Albanese, La principessa beduina, Mursia, 2007   

Bruna Bertolo, Le donne di Casa Savoia, 2023

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